GGA STUDIO_Giorgio Grandi Architetto

BeTwin1.0_MURST_BEST

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“Be-Twin 1.0_Progettare l’emergenza”

BEST, Politecnico di Milano _ Fondi MURST

L’obiettivo della ricerca, è stato quello di definire una serie di indicazioni per la costruzione di spazi destinati all’abitare temporaneo, sotto forma di “concetto di prodotto”, dove con questa locuzione si vuole indicare un livello di approfondimento progettuale nel quale la soluzione proposta non viene precisata fin nei suoi dettagli, pur garantendone la praticabilità tecnica.

Per sopperire alle carenze delle attuali strutture temporanee e per elaborare un quadro esigenziale ampliato di riferimento per le nuove proposte progettuali si è partiti dall’uomo e dai suoi modi di abitare.

Restituendo centralità all’uomo sono state individuate alcune categorie di nuove esigenze – definite implemento esigenziale – che integrassero i canonici requisiti ambientali e tecnologici e che potessero dar luogo ad una realtà abitativa, per così dire, “aumentata”. Interpretando questo nuovo quadro di riferimento sono stati messi a fuoco differenti territori esigenziali, che prefigurano scenari di progettualità tesi a qualificare e a superare le prestazioni ascrivibili alle tipiche soluzioni abitative per situazioni di emergenza. Si tratta di una proposta metaprogettuale attraverso la quale si è voluto sperimentare un primo possibile esito della complessa struttura esigenziale messa a sistema nella prima parte.

È stata quindi elaborata una strategia complessiva attraverso la quale affrontare il progetto nelle sue diverse implicazioni. Questa strategia è stata elaborata a partire dalla geometria del frattale, che costituisce

un codice di organizzazione per la gestione di uno spazio antropizzato che si evolve secondo una logica auto-generativa e di auto-similitudine. L’approccio ad un impianto costruito in termini frattali ha consentito di definire parametri comportamentali specifici sia in termini strutturali (di disegno e di geometria), sia in termini organizzativi (di strategia e di gestione amministrativa), sia in termini operativi (di crescita e implementazione progressiva).

Il metaprogetto di un sistema costruttivo leggero e molteplice si propone pertanto in termini di percorso progettuale con intenzione aperta, non auto-referenziale, che può rivelarsi proficuo in una molteplicità di situazioni abitative caratterizzate dalla temporaneità, ma che innanzitutto prova a liberare l’abitazione per l’emergenza da schemi e regole precostituiti, rivitalizzandola con proposte tecniche e metodologiche, in grado di stimolare incontri progettuali su piani di esperienze inattese, accordi con tipologie costruttive finora inesplorate, possibilità di incremento tecnologico non rivolto alla mera affermazione di una tecnica o di una particolare espressività linguistica, ma all’effettivo miglioramento degli spazi e della qualità della vita.

Nell’immagine di un campo al negativo, dove un tessuto connettivo denso nutre e collega gli spazi del privato che campeggiano come “isole di privacy”, l’abitato è spazio di relazione concettualmente aperto e non segregato, in relazione libera e continua con l’altro ma protetto dall’esterno da una rete fitta di servizi

e di connessioni infrastrutturali che supportano l’abitare ristrutturandolo.

Lo spazio domestico è vuoto attrezzato (quindi esterno al volume concettuale del modulo d’origine) liberato dall’esplosione dell’involucro contenitore e perimetrato dalla solidità di un servizio che ne diventa limite fisico oltre che limite tecnologico. Il volume chiuso del container, convalidato come unità modulare base per il proporzionamento e la crescita di un impianto esteso, subisce concettualmente una scomposizione programmata nei subsistemi tecnologici parziali che ne costituiscono il “kit” di partenza.

I passaggio da un blocco difficilmente gestibile a un catalogo tecnologico elementare fatto di elementi lineari (lo scheletro portante), elementi planari (le schermature di tamponamento) ed elementi solidi (micro-blocchi integri reimpiegati come blocchi servizio) facilita la costruzione libera dell’interstizio abitativo come area fluida ridisegnabile, estendibile e riorganizzabile attraverso la modificazione condivisa delle sue adiacenze (il vicinato) e delle sue aperture pubbliche.